Perché si chiama Borgo Parrini
“Parrini”, in siciliano, sono i preti. Il borgo prende il nome dai Padri Gesuiti del Noviziato di Palermo, che tra Cinquecento e Seicento acquistarono queste terre nel territorio di Partinico per organizzarne il lavoro agricolo.
Agli inizi del Settecento i Gesuiti costruirono la chiesetta di Maria Santissima del Rosario, ancora oggi il cuore del borgo; intorno sorsero magazzini, mulini e le case dei contadini. Dopo l’espulsione dei Gesuiti, nel 1767, le terre passarono ad altri proprietari: le fonti locali legano poi il borgo alla famiglia d’Orléans e al vino Moscatello dello Zucco.
Nel secondo dopoguerra il borgo si svuotò, fino a ridursi quasi a un rudere.
La rinascita a colori
Dai primi anni Duemila l’imprenditore Giuseppe Gaglio ha iniziato a recuperare le vecchie case, partendo dalla sua, e ha coinvolto artisti locali. Lo stile si ispira liberamente al modernismo di Gaudí: linee curve, mosaici di ceramica a frammenti, maioliche e colori pieni.
Il soprannome “piccola Barcellona” è nato sui giornali e sui social, che dal 2021 hanno reso il borgo famoso ben oltre la Sicilia. Ma Borgo Parrini non è una copia di Barcellona: è un borgo siciliano reinventato da mani siciliane.
Cosa vedere passeggiando
Il bello di Borgo Parrini è camminare piano e guardare i dettagli. Questi sono i punti che non faccio mai perdere ai miei ospiti:
- La chiesa di Maria SS. del Rosario
- Il nucleo più antico del borgo. Oggi ospita attività culturali e, all’interno, pitture in blu azolo con scene di vita tra contadini e monaci.
- La piazza e i murales
- Il colpo d’occhio più famoso: grandi murales, maioliche e gli omaggi a Frida Kahlo, a Falcone e Borsellino e a Franco Battiato.
- I muri che parlano
- Sulle facciate trovi frasi di Gandhi, Mandela, Dante e di altri autori: fermati a leggerle, sono parte del racconto.
- I vicoli e le scale
- Mosaici, ceramiche e scale dipinte con motivi celesti che ricordano la Via Lattea. Il posto giusto per le foto più belle.
- Il belvedere con i campanili
- Dall’alto si vede il borgo e una serie di cupole e campanili in miniatura: un progetto artistico nato con i campanili delle nove province siciliane.

Le Case Museo di Borgo Parrini
Le Case Museo sono cinque luoghi visitabili all’interno, ognuno con un’anima diversa: memoria contadina, arte, teatro, sogno e cultura. Sono edifici antichi con allestimenti contemporanei: non ricostruzioni fedeli di un’epoca, ma memoria trasformata in arte.
- Palazzina Gialla
- Si sale da una scalinata dipinta come la Via Lattea fino a due antiche camere da letto, alla stanza naïf dell’Albero Blu di Maria Stefania Maenza e al terrazzo panoramico, con l’omaggio a Franco Battiato di Rocco Micale e le miniature dei campanili.
- Casetta Estiva dei Contadini
- Domina il blu azolo, con maioliche bianche e azzurre in cucina. Le pitture di Maria Stefania Maenza raccontano la vendemmia e l’uva del Moscato dello Zucco; una scala a chiocciola porta alla camera da letto.
- Casetta Invernale dei Contadini
- La vita di casa intorno all’antico forno a legna, tra vasellame e cesti in vimini. Le decorazioni richiamano il carretto siciliano, con le opere di Gianfranco Fiore, maestro partinicese che ha portato quest’arte fino all’alta moda.
- Opera dei Pupi e Museo Onirico
- Nello stesso edificio, legato all’antico complesso dei Gesuiti: prima cavalieri, dame e paladini dell’Opera dei Pupi, patrimonio UNESCO; poi il Museo Onirico, tre stanze ispirate a Chagall, Monet e Van Gogh, quasi tutte dipinte da Loris Panzavecchia, con un omaggio finale a Giuni Russo sul terrazzo.
- Centro Culturale (ex Caffè Letterario)
- Ambienti dell’antico complesso gesuitico trasformati in un luogo d’incontro, con travi recuperate, ceramiche bianche e blu, mosaici e una piccola biblioteca: l’“officina della cultura” immaginata da Giuseppe Gaglio.
Biglietti: con il biglietto unico da 6 € a persona visiti tutte e cinque le strutture; i bambini sotto i 13 anni entrano gratis. Si acquista al negozio di souvenir. Con l’esperienza VIMAN il biglietto è ridotto. Prezzi e orari possono cambiare: verificali sul posto.
La leggenda delle campane
Ogni borgo siciliano ha le sue storie, e Borgo Parrini ha quella delle campane. Secondo la tradizione orale, un tempo suonavano da sole per annunciare gli eventi importanti; un misterioso pellegrino vestito di bianco avrebbe predetto che il borgo si sarebbe addormentato quando le campane avessero taciuto, e che la bellezza sarebbe tornata quando avessero ripreso a suonare.
Si racconta che quei rintocchi siano tornati nel 1997, poco prima della rinascita. È una leggenda, non un fatto documentato: ma qui, davanti alla chiesa, è bello lasciarsela raccontare.
I sapori del borgo
Borgo Parrini non si guarda soltanto: si assaggia. Ecco cosa non perdere prima di andare via.
- Il pane cunzatu
- Pane caldo condito con olio extravergine, pomodoro, acciughe, caciocavallo e origano. È il sapore più rappresentativo del borgo, legato al forno della Za’ Santa e alla tradizione contadina del territorio.
- Il caseificio di Contrada Parrini
- Il Caseificio Giglia è proprio qui, in Contrada Parrini, con il suo allevamento di bufale: mozzarella di bufala, formaggi freschi e stagionati, caciocavallo e salumi tagliati al momento. Su prenotazione organizza degustazioni con taglieri, pane artigianale, mieli locali e vini del territorio.
- Il Moscato dello Zucco
- Il vino dolce legato alla storia del borgo e alle vigne coltivate dai braccianti dello Zucco esiste ancora oggi: lo produce la cantina Cusumano.
- I dolci
- Cannoli di ricotta e le cassatelle della tradizione di Partinico: il modo giusto per chiudere la visita.
Le degustazioni del Caseificio Giglia (si apre in una nuova scheda)
Con l’opzione Premium dell’esperienza VIMAN la degustazione finale in caseificio è già inclusa.





Come arrivare e quando andare
Borgo Parrini si raggiunge in auto: da Palermo si prende l’autostrada A29 in direzione Trapani, e in circa 45–50 minuti si arriva nel territorio di Partinico. Non ci sono collegamenti diretti con i mezzi pubblici. All’ingresso del borgo c’è un parcheggio a pagamento.
Io consiglio la mattina presto o il tardo pomeriggio: la luce sulle facciate è più bella, fa meno caldo e c’è meno gente. Primavera e autunno sono le stagioni ideali; in estate porta acqua e un cappello.
Prima di partire
Cosa portare
- Scarpe comode: vicoli e scale non sono sempre regolari
- Acqua e un cappello, soprattutto d’estate
- Telefono carico per le foto
- Qualche moneta per il biglietto delle Case Museo
